PARADISO - CANTO XXIX

 
Interpretazione cabalistica di Franca Vascellari
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Quando ambedue li figli di Latona,
coperti del Montone e de la Libra,
fanno de l’orizzonte insieme zona, 3

quant’ è dal punto che ’l cenìt inlibra
infin che l’uno e l’altro da quel cinto,
cambiando l’emisperio, si dilibra, 6

tanto, col volto di riso dipinto,
si tacque Bëatrice, riguardando
fiso nel punto che m’avëa vinto. 9
Quando i due figli (Apollo, Sole e Diana, Luna) di Latona (= dal greco ‘latin’ essere nascosto), congiunti rispettivamente al segno del Montone (Ariete) e della Libra (Bilancia) si trovano insieme sulla linea dell’orizzonte, per quanto tempo‘l cenit  (lo zenit = dall’arabo ‘samt’ = la direzione in alto) li mantiene in equilibrio, finché cambiano emisfero (l’uno per tramontare e l’altra per  sorgere), per lo stesso tempo (un attimo) Beatrice tace, guardando fisso il Punto che ha abbagliato il suo Discepolo.

 

In questi versi il Nostro ci offre un insegnamento relativo ‘ai figli di Latona’ quindi  ‘nascosto’, ‘se-creto’ (dal latino ‘secernere’ = estratto dal Sé) molto simile a quello suggerito nello Vijnanabhairava (testo dello shivaismo tantrico): quando i figli di Latona (Sole e Luna), che possiamo omologare al respiro che entra e quello che esce (inspirazione ed espirazione), sono in perfetto equilibrio, proprio in quell’attimo in cui stanno per mutarsi l’uno nell’altra (uno sorge e l’altro tramonta), ‘Lì’, Beatrice (l’Intuizione) guardi fisso il Punto che abbaglia.

Riportiamo qui le tecniche dello ‘Vijnanabhairava’ citato (v.ns/ riduzione teatrale in www.teatrometafisico.it copioni):

‘1-  O Radiosa, questa esperienza può aleggiare tra due respiri, dopo che il respiro è entrato giù e prima che fuoriesca su. Nel cuore è lo stato Onnicomprensivo. 2-  Quando il respiro cambia direzione, nella svolta, sii Conspevole, lì Realizza. 3-  Nel momento in cui il respiro si fa sottile, e il pensiero sospende il suo divenire, si invera l'Attimo. 4- Quando il soffio vitale è trattenuto all'andata o al ritorno, lì sei Pacificata’.....

Poi cominciò: «Io dico, e non dimando,
quel che tu vuoli udir, perch’ io l’ho visto
là ’ve s’appunta ogne ubi e ogne quando. 12

Non per aver a sé di bene acquisto,
ch’esser non può, ma perché suo splendore
potesse, risplendendo, dir "Subsisto", 15

in sua etternità di tempo fore,
fuor d’ogne altro comprender, come i piacque,
s’aperse in nuovi amor l’etterno amore. 18
E poi inizia a dire: “Io rispondo alle tue domande senza chiederti ciò che vuoi sapere, perché lo leggo Là dove sorgono il dove e il quando. Nella Sua eternità, fuori del tempo e dello spazio, e non per acquisire maggior bene, che non è possibile, l’Amore eterno emanò altri amori (le gerarchie angeliche), a Suo piacimento, affinché il Suo splendore, risplendendo, potesse dire ‘Subsisto (= esisto)’...”
Né prima quasi torpente si giacque;
ché né prima né poscia procedette
lo discorrer di Dio sovra quest’ acque. 21

Forma e materia, congiunte e purette,
usciro ad esser che non avia fallo,
come d’arco tricordo tre saette. 24

E come in vetro, in ambra o in cristallo
raggio resplende sì, che dal venire
a l’esser tutto non è intervallo, 27

così ’l triforme effetto del suo sire
ne l’esser suo raggiò insieme tutto
sanza distinzïone in essordire. 30
“...E non è che (Egli, l’eterno Amore) all’inizio fosse torpente (=assopito), perché la Sua creazione (lo discorrer... sovra quest’acque v. in
www.taozen.it Testi sacri ‘Commento alla Genesi 1, 1-26) non ebbe né un prima né un dopo. Forma pura (Chockmah, Principio maschile, che dà origine alla colonna della Grazia), Materia pura (Binah, Principio femminile, che dà origine alla colonna della Severità) e la loro congiunzione (che forma la colonna dell’Equilibrio) furono emanate senza difetti, come tre frecce da un arco con tre corde (cfr. pure in www.taozen.it  Testi sacri ns/ ‘Commento alla Bhagavad Gita’ 9, 10 e 14, 3-4). E come nel vetro, nell’ambra e nel cristallo un raggio di luce entra e esce risplendente senza intervallo di tempo, così l’effetto triplice del Signore esplose tutto insieme nel suo esordire (nella discesa della Shekinah nelle tre colonne dell’Albero)...”
Concreato fu ordine e costrutto
a le sustanze; e quelle furon cima
nel mondo in che puro atto fu produtto; 33

pura potenza tenne la parte ima;
nel mezzo strinse potenza con atto
tal vime, che già mai non si divima. 36
“... Insieme alle sustanze (= alle gerarchie angeliche) furono creati ordine e struttura; in cima alla creazione fu posto il puro atto (il mondo Spirituale, le potenze angeliche dell’Empireo) in basso la pura potenza (il mondo materiale, fisico); in mezzo ai due furono posti i cieli, unione indissolubile di atto e potenza
.

 

La creazione del mondo descritta dal Nostro ricalca proprio la struttura dell’Albero: in alto il mondo Spirituale di Atziluth, in basso il mondo fisico di Assiah, in mezzo i due mondi indissolubilmente legati di Briah (mentale) e Yetzirah (astrale).
Ieronimo vi scrisse lungo tratto
di secoli de li angeli creati
anzi che l’altro mondo fosse fatto; 39

ma questo vero è scritto in molti lati
da li scrittor de lo Spirito Santo,
e tu te n’avvedrai se bene agguati; 42

e anche la ragione il vede alquanto,
che non concederebbe che ’ motori
sanza sua perfezion fosser cotanto. 45
“...S. Ieronimo (= Nome sacro; s. Girolamo 347-420) scrisse che gli angeli furono creati molto tempo prima del mondo, ma è scritto in molti testi ispirati dallo Spirito Santo e tu puoi ben capirlo, e la ragione lo condivide, che non sarebbe stato possibile lasciare i motori senza la loro perfezione (l’attuazione, cioè i cieli da muovere)...”

 

Voler inquadrare la Creazione divina in un ‘tempo-spazio’ che mantenga il nostro concetto di ‘tempo-spazio’ è alquanto utopistico; nella Genesi (idem) è detto che il Signore fece la Creazione in ‘sei giorni’, e non si parla di Gerarchie angeliche (delle Sue Emanazioni, che di Lui fanno parte); nella Bhagavad Gita (canto VIII, vv. 17-18) è detto: ‘Quelli che conoscono il Giorno di Brahma, che ha la durata di mille Yuga (lunghissimo periodo di tempo) e la notte di Brahma, che dura mille Yuga, conoscono il Giorno e la Notte. Al venire del Giorno tutte le cose manifeste emanano dall’Immanifesto; al sopraggiungere della Notte si dissolvono in Quello stesso, chiamato il Non-manifesto’. Sia i ‘sei giorni biblici’ che il ‘Giorno di Brahma’ vanno certamente intesi in senso simbolico (per la definizione di ‘simbolo’ v. ns/ commento Paradiso canto XXVIII, vv. 58-66), ma poiché, nella discesa della Shekinah, il Piano Atzilutico precede gli altri, allora in un certo qual senso, appunto ‘simbolico’, si può parlare di un ‘prima e un dopo’.
Or sai tu dove e quando questi amori
furon creati e come: sì che spenti
nel tuo disïo già son tre ardori. 48

Né giugneriesi, numerando, al venti
sì tosto, come de li angeli parte
turbò il suggetto d’i vostri alimenti. 51
“...Ora tu sai come, quando e dove questi amori (le gerarchie angeliche) furono create, quindi a tre delle tue domande è stata data risposta. Ma subito dopo la creazione, e tu (in quello spazio di tempo) non giungeresti a contare sino al numero venti, una parte degli angeli (si ribellò), sconvolgendo ciò che sta sotto agli elementi (la Terra)...”

 

Come già detto in precedenza nell’Antico Testamento non si narra della ‘caduta degli angeli’ e si parla poco anche dell’Avversario (o serpente, o Satana, o diavolo); v. in Genesi 3, 1: ‘Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche...’ (idem); in Giobbe 1, 6 e ss. (v. in  www.teatrometafisico.it copioni ns/ relativa riduzione teatrale e interpretazione cabalistica): ‘Un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro...’; nella Sapienza 2, 24 (v. in www.taote.it/Saggi  ns/relativo commento): ‘Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo’ ecc.; e da questi testi opportunamente interpretati si evince che ‘l’Avversario’ è stato introdotto nella creatura proprio dal Creatore come strumento di crescita e di evoluzione. Se si accetta la teoria cabalistica che la ‘caduta’ o rottura dei vasi (shevirah) si è verificata nella sephirah Geburah (la Forza) a livello del ‘mentale razionale’ che, avendo ricevuto il ‘libero arbitrio’, per orgoglio può opporre l’io egoico al Sé (all’Io Sono), allora la cosiddetta ‘ribellione’ può essere considerata solo un fatto personale, interiorizzato, che riguarda ognuno di noi singolarmente. Tuttavia, essendo l’uomo un essere sociale, e l’insieme di tanti uomini formando una folla, quando tanti ‘io egoici’ (cioè tanti diavoli singoli) si uniscono nel tempo (secoli e millenni), aggregando le forze dei piani sottili (astro-mentali), allora essi formano davvero quelle ‘potenze demoniache’ di livello planetario ‘ribelli’ che debbono essere combattute da altrettante Potenze Angeliche.
L’altra rimase, e cominciò quest’ arte
che tu discerni, con tanto diletto,
che mai da circüir non si diparte. 54

Principio del cader fu il maladetto
superbir di colui che tu vedesti
da tutti i pesi del mondo costretto. 57
“...L’altra parte (degli angeli) rimase (obbediente) e iniziò l’arte di far ruotare i cieli e (l’ha fatto) con tale gioia che non ha più smesso. La causa della caduta fu il maledetto orgoglio (hybris) di colui (Lucifero) che tu hai visto (nell’inferno) confitto al centro della terra, dove convergono tutti i pesi...”

 

Pure se abbiamo fatto fiorire le Sephiroth dell’Albero bianco, al centro della nostra Terra interiore c’è sempre un ‘Lucifero’ pronto a risollevare la testa se il nostro Arcangelo Michele interiore non gli tiene il piede sul collo e la Spada di luce puntata alla gola...
Quelli che vedi qui furon modesti
a riconoscer sé da la bontate
che li avea fatti a tanto intender presti: 60

per che le viste lor furo essaltate
con grazia illuminante e con lor merto,
sì c’hanno ferma e piena volontate; 63

e non voglio che dubbi, ma sia certo,
che ricever la grazia è meritorio
secondo che l’affetto l’è aperto. 66
“... Quegli (angeli) che vedi qui (Dante si trova nel nono cielo, Cristallino o Primo Mobile, a cui abbiamo attribuito la Sephirah Chockmah, la Sapienza, v. canto XXVII vv. 97-102), umilmente riconobbero di essere stati creati dalla Bontà che li aveva resi tanto intelligenti e la loro mente fu esaltata dalla Grazia illuminante e dal merito, per cui hanno ferma e piena volontà; e non dubitare, è sicuro che la Grazia dona il merito in proporzione all’amore che riceve...”

 

Le Gerarchie Angeliche che governano i nove cieli descritti nel Paradiso di Dante sono relative alle Sephiroth del suo Albero, quelle che egli ha portato umilmente, con il merito, dalla Potenza all’ Atto, Esse sono illuminate dalla Grazia divina e proporzionate al suo amore (di una esistenza o di più esistenze) per il Signore...
Omai dintorno a questo consistorio
puoi contemplare assai, se le parole
mie son ricolte, sanz’ altro aiutorio. 69

Ma perché ’n terra per le vostre scole
si legge che l’angelica natura
è tal, che ’ntende e si ricorda e vole, 72

ancor dirò, perché tu veggi pura
la verità che là giù si confonde,
equivocando in sì fatta lettura. 75
“...Ormai, se hai accolto le mie parole, puoi comprendere senza ulteriore aiuto molte cose di questo consistorio (= assembea di santi); ma poiché sulla Terra, nelle scuole, si insegna che nella natura degli angeli ci sono qualità come intelligenza, memoria e volontà, dirò altro, affinché tu vegga chiaramente che laggiù si fa confusione sulla terminologia (usando parole adatte solo alle facoltà umane).
Queste sustanze, poi che fur gioconde
de la faccia di Dio, non volser viso
da essa, da cui nulla si nasconde: 78

però non hanno vedere interciso
da novo obietto, e però non bisogna
rememorar per concetto diviso; 81

sì che là giù, non dormendo, si sogna,
credendo e non credendo dicer vero;
ma ne l’uno è più colpa e più vergogna. 84
“...Queste sustanze (gerarchie angeliche) che gioirono della visione del Signore, non si allontanarono da Lui, a cui nulla si nasconde: perciò esse non sono distratte da altro e non hanno bisogno di ricordare; sulla Terra si sogna anche se non si dorme, cioè si vaneggia, sia credendo di dire il vero, sia mentendo, nel qual caso c’è più colpa e vergogna...”

 

Sulla componente Spirituale (Divina) della personalità, che è formata dalle Sephiroth Chockmah (la Sapienza), Binah (la Comprensione) e Daath (la Coscienza), cioè sul ‘Triangolo Superno’ dell’Albero, che non può essere coinvolto nella ‘caduta’ perché al di sopra di essa, non si può dire nulla e quello che viene detto può essere considerato o sogno (vaneggiamento) o addirittura menzogna.
Voi non andate giù per un sentiero
filosofando: tanto vi trasporta
l’amor de l’apparenza e ’l suo pensiero! 87

E ancor questo qua sù si comporta
con men disdegno che quando è posposta
la divina Scrittura o quando è torta. 90
“...Gli uomini quando fanno filosofia non percorrono un sentiero diritto, tanto sono deviati dall’amore e dalla cura dell’apparenza! E tuttavia questo quassù è considerato meno grave del trascurare o distorcere la sacra Scrittura...”

 

‘Filosofare’ vuol dire ‘amare la Sapienza’ (Sophia = Sapienza Divina) e la ‘Filosofia’ non va d’accordo con l’amore per l’apparenza (la vanità). Tuttavia il culto dell’apparenza, quindi la superficialità, è meno dannoso del trascurare lo studio del Testo sacro (ignorare Sophia) o del distorcerne il vero significato.
Non vi si pensa quanto sangue costa
seminarla nel mondo e quanto piace
chi umilmente con essa s’accosta. 93

Per apparer ciascun s’ingegna e face
sue invenzioni; e quelle son trascorse
da’ predicanti e ’l Vangelio si tace. 96
“... (In Terra) non si pensa al sangue dei martiri, cioè a quanto sacrificio è costato diffonderla e quanto piace (al Signore) chi ad essa si accosta con umiltà. Per apparire, tanti si danno da fare con novità che i predicatori approvano e intanto il Vangelo non viene divulgato...”
Un dice che la luna si ritorse
ne la passion di Cristo e s’interpuose,
per che ’l lume del sol giù non si porse; 99

e mente, ché la luce si nascose
da sé: però a li Spani e a l’Indi
come a’ Giudei tale eclissi rispuose. 102
“...Uno dice che la Luna, durante la passione del Cristo, tornò indietro e si frappose tra la Terra e il Sole, cosicché la sua luce non arrivò in basso; ma mente perché l’eclissi fu vista anche dagli Spagnoli (a ovest, a sinistra), dagli Indiani (a est, a destra) oltre che dai Giudei (al centro)...”

 

 ‘... Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra...’v. ‘Agonia e morte di Gesù’ in www.taozen.it  Testi sacri ‘Commento al vangelo di Matteo 27, 46 e ss.). Allorché nella personalità il Cristo, l’Io Sono, Daath viene ‘crocifisso’, si fa buio e si oscura tutto l’Albero, non solo una parte di esso: si oscura la colonna di destra, della Grazia, quella di sinistra della Severità, e ovviamente quella centrale dell’Equilibrio; chi vuole dimostrare o racconta altro, o non conosce l’Albero o mente...
Non ha Fiorenza tanti Lapi e Bindi
quante sì fatte favole per anno
in pergamo si gridan quinci e quindi: 105

sì che le pecorelle, che non sanno,
tornan del pasco pasciute di vento,
e non le scusa non veder lo danno. 108
“...Non ci sono tanti Lapi (= da ‘lapus’, contrazione di Iacopus = protetto dal Signore) e Bindi (= da ‘brand’ = spada), nomi comunissimi e quindi assai numerosi in Fiorenza (Firenze), quante fole del genere ogni anno vengono scritte e strombazzate in giro: e così i fedeli (le pecorelle) che non sanno, vengono nutriti di vento e non li salva l’ignoranza...”

 

Abbiamo in questi versi ancora una invettiva contro i falsi filosofi, i falsi predicatori e i falsi sacerdoti che sfruttano l’ignoranza del popolo per vanità e per interesse personale, e che ingannano invece di istruire. E’questo un ennesimo rimprovero dantesco al proprio ‘Pontifex’ interiore... Neanche nel nono cielo del suo Paradiso Dante riesce a ‘perdonarlo’, cioè a perdonarsi!
Non disse Cristo al suo primo convento:
’Andate, e predicate al mondo ciance’;
ma diede lor verace fondamento; 111

e quel tanto sonò ne le sue guance,
sì ch’a pugnar per accender la fede
de l’Evangelio fero scudo e lance. 114
“...Cristo non disse ai suoi primi discepoli ‘Andate e predicate al mondo frottole’, ma diede loro un vero insegnamento, e questo tanto risuonò nelle loro bocche che l’Evangelio (= dal greco ‘euangelion’ = buona novella, e in senso figurato ‘verità inconfutabile’) divenne scudo (= da radice indo europea ‘sku’ = coprire, proteggere) e lancia (da radice ‘lak’ = lacerare, colpire) nella lotta per accendere la fede...”

 

La componente marziana di Dante trasforma il Vangelo (la Nuova Verità) in arma da guerra (ovviamente santa), ma se il nemico è l’io egoico allora ben venga lo scudo per proteggersi e la lancia per colpirlo!
Ora si va con motti e con iscede
a predicare, e pur che ben si rida,
gonfia il cappuccio e più non si richiede. 117

Ma tale uccel nel becchetto s’annida,
che se ’l vulgo il vedesse, vederebbe
la perdonanza di ch’el si confida: 120

per cui tanta stoltezza in terra crebbe,
che, sanza prova d’alcun testimonio,
ad ogne promession si correrebbe. 123
“...Ora i predicatori vanno a predicare con facezie e iscede (= scede = beffe), sciocchezze e purché si rida molto, (la vanità) gonfia i loro cappucci e non è richiesto altro. Ma nella cima del cappuccio si annida un tale uccello (il diavolo) che se fosse visto dai fedeli, essi capirebbero che razza di perdono (indulgenze) quelli promettano: sulla terra la stupidità è tanto cresciuta che si abbocca ad ogni promessa senza testimonianza (senza approvazione ufficiale della Chiesa)...”

 Di questo ingrassa il porco sant’ Antonio,
e altri assai che sono ancor più porci,
pagando di moneta sanza conio. 126

Ma perché siam digressi assai, ritorci
li occhi oramai verso la dritta strada,
sì che la via col tempo si raccorci. 129
“...Di questa (ignoranza) ingrassa il porco di s. Antonio (= che combatte) e molti altri, che sono ancora più voraci (il santo era raffigurato con un porcellino ai piedi, simbolo del diavolo, e gli antoniani erano considerati avidi), e che ripagano (le offerte dei fedeli) con moneta falsa (con false indulgenze). Ma poiché ci siamo allontanati dal tema, riporta l’attenzione su quello, cosicchè la via (ancora da percorrere) si misuri col tempo (rimastoci)...”

Questa natura sì oltre s’ingrada
in numero, che mai non fu loquela
né concetto mortal che tanto vada; 132

e se tu guardi quel che si revela
per Danïel, vedrai che ’n sue migliaia
determinato numero si cela. 135
“... Il numero degli angeli è talmente grande che non c’è parola o concetto umano per esprimerlo; e se rileggi con attenzione il libro di  Danïel (= giudice divino), vedrai che nelle sue ‘migliaia’ non c’è un numero determinato...”

 

Avendo completato la sua filippica contro i falsi preti e predicatori, Beatrice ricorda all’amato Discepolo che l’argomento ‘angeli’ non è stato ancora del tutto svolto, e quindi la sua sete di conoscenza non ancora appagata. Dante vorrebbe sapere quanti sono gli angeli. Nella descrizione della ‘Visione dell’Antico dei giorni’ del libro di Daniele (Dn 7, 9-10; v. in www.taozen.it appuntamenti ns/ relativa interpretazione cabalistica) è detto: ‘...il Suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a Lui, mille migliaia Lo servivano e diecimila miriadi Lo assistevano...’. Nella Bhagavad Gita canto XI vv. 5-20 (v. in www.taote.it testi sacri ns/ relativo commento) è detto: ‘Disse il Signore: “Mira, o Partha, le centinaia e le migliaia di forme che sono Mie: varie, divine, multiformi, variopinte... nella Mia forma l’universo intero oggi mira raccolto... con tutto ciò che in esso ha moto e non ha moto ed ogni altra cosa che veder tu voglia. Ma con questi occhi tu non puoi vedermi; Io ti dono l’Occhio divino, mira il divino Mio potere!”... Arjuna disse: “Nella Tua Forma o Dio, io scorgo tutti gli dei, le svariate moltitudini di esseri, Brahma seduto sul suo trono di loto, tutti i santi e i serpenti celestiali. Da ogni lato con infinite forme, innumeri braccia e ventri e fauci ed occhi io Ti vedo o Dio dell’universo, o Forma infinita; fine, mezzo e nemmeno principio io in Te non scorgo.... Senza principio, mezzo o fine, dotato d’infinito potere, d’innumerevoli braccia, d’occhi che sono la luna e il sole, di una bocca simile a fuoco divorante, io Ti vedo e il Tuo splendore quest’universo scalda. Poiché questo spazio tra la terra e il cielo da Te solo è compenetrato e similmente tutte le regioni; i tre mondi tremano, o Mahatma, nel mirar questa meravigliosa e terribile Tua Forma.”...ecc..’ Abbiamo riportato questo brano proprio perchè rende bene l’idea della Forma infinita della Divinità e dell’infinito numero di esseri (angeli, potenze ecc.) che La servono; e anche per mettere in evidenza che per poter ‘vedere’ (conoscere, comprendere) tale Forma Divina occorre che il Signore ‘doni l’Occhio divino’, ossia che, per Grazia, conceda l’apertura (la fioritura) della Sephirah Daath.
La prima luce, che tutta la raia,
per tanti modi in essa si recepe,
quanti son li splendori a chi s’appaia. 138

Onde, però che a l’atto che concepe
segue l’affetto, d’amar la dolcezza
diversamente in essa ferve e tepe. 141

Vedi l’eccelso omai e la larghezza
de l’etterno valor, poscia che tanti
speculi fatti s’ha in che si spezza, 144

uno manendo in sé come davanti».

“...La Prima Luce che illumina tutte le luci, è da queste ricevuta in infiniti modi, come infinito è il loro numero. Perciò, poiché alla visione segue l’amore, la dolcezza dell’amore ferve in esse in modo variabile (più o meno intensamente). Comprendi dunque l’eccellenza e la grandezza del Valore Eterno, che si è creato tanti specchi in cui si moltiplica, pur restando in Sé sempre Uno”.



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